Il cammino verso l'unità Pastorale

L'incontro tenutosi lo scorso 26 novembre ha visto i consigli pastorali riuniti riflettere sul documento finale del convegno di Firenze, proiettato sulla nostra comunità, in vista anche dei prossimi passi necessari per redigere il progetto di unità pastorale. Il discorso finale del Card. Bagnasco, propostoci per la condivisione, individua l’immagine del corpo per raccontare l’essenza della Chiesa; la corresponsabilità ci chiama come cristiani a raggiungere tutte le persone più lontane sapendo che “non esistono lontani che siano troppo distanti, ma soltanto prossimi da raggiungere”.

Il contesto storico e sociale in cui siamo chiamati a vivere, è caratterizzato da tante povertà, che segnano un profondo senso di solitudine e di abbandono, e la mancanza di mete alte e di persone con cui condividere obiettivi e impegnarsi per conseguirli. Il disagio profondo e l’insoddisfazione generale nelle persone è il frutto di una miseria culturale, dove è divenuta del tutto assente un’educazione spirituale e umana, che ha fatto venir meno i valori più genuini.

In questo contesto cosa propone la fede in Gesù? La via dell'“umanesimo della nuova alleanza”, proposta a Firenze come progetto educativo del decennio in corso, ci chiama a custodire le alleanze della vita quotidiana (l’alleanza con il creato, l’alleanza uomo-donna, l’alleanza fra i popoli, culture e religioni...). Parlare di umanesimo soprattutto, significa partire dalla centralità di Gesù, scoprendo in lui i tratti del volto autentico dell’uomo.

Il documento traccia le cinque vie necessarie per una Chiesa sempre più missionaria: uscire, annunciare, abitare, educare e trasfigurare. È su queste cinque parole che ci siamo soffermati, chiedendoci come la nostra comunità possa far proprio il messaggio educativo di Firenze. Innanzitutto, si è sottolineato, come per uscire e gettare ponti all’esterno, sia necessario creare ponti fra di noi, superando le divisioni fra gruppi e auspicando una maggiore comunicazione e condivisione fra le realtà parrocchiali. È importante perciò che i gruppi stessi lavorino su un progetto comune:

quello della pastorale comunitaria, al centro del quale c’è la Parola. In questo il compito del CPP è quello di “tenere le fila” fra le varie realtà e di incrementare i legami, favorendo la costruzione di una vera comunità.

È fondamentale anche lo stile con cui il singolo lavora all’interno dei gruppi, con naturalezza e spontaneità, contribuendo alla vita della comunità senza sentirsi vincolato o forzato, stabilendo le giuste priorità nell’attività del gruppo. L’apertura verso l’altro può avvenire così solo nell’ autenticità, nel momento in cui si è se stessi, senza maschere, ne’ etichette: in questo sta l’”uscire”. Il centro di ascolto, ci siamo detti,

è senza dubbio un primo passo verso il cammino della comunità: il confronto tra di noi nella Parola, è uno stimolo a superare la realtà del gruppo e ci chiama tutti, ad essere evangelizzati ed a evangelizzare.

Nel nuovo progetto per l’unità pastorale, che dovremo preparare nell’ottica della costituzione dell’unità pastorale, queste osservazioni saranno il punto di partenza da cui definire obiettivi concreti da raggiungere.

 
 

 


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